CSRD e dati energetici: KPI, consumi ed emissioni

Prepararsi alla CSRD, sul fronte energetico, significa costruire un sistema capace di trasformare bollette, letture dei contatori, consumi di combustibili e dati produttivi in informazioni coerenti, verificabili e confrontabili nel tempo.

Il punto non è raccogliere più numeri possibile. È sapere quali dati servono, da dove arrivano, chi li controlla e come collegarli a KPI energetici ed emissioni di gas serra.

Il quadro normativo europeo è cambiato profondamente nel 2026. La platea delle imprese soggette alla CSRD è stata ridotta e gli standard ESRS sono stati semplificati. Questo, però, non rende superflua la gestione dei dati energetici: consumi, mix energetico ed emissioni continuano a essere informazioni centrali per le aziende direttamente coinvolte, per quelle appartenenti alle loro filiere e per chi vuole misurare seriamente la propria performance ambientale.

In questo articolo vediamo quali dati energetici organizzare, quali KPI monitorare e come costruire un processo sostenibile senza affidarsi ogni anno a raccolte manuali, fogli scollegati e stime difficili da verificare.

Sommario

  1. Cos’è la CSRD e quali aziende coinvolge
  2. Perché i dati energetici restano importanti anche per le aziende fuori perimetro della CSRD
  3. Quali informazioni energetiche richiedono gli ESRS
  4. I KPI energetici da organizzare
  5. Come collegare consumi ed emissioni
  6. Da dove recuperare i dati
  7. Come costruire un processo di raccolta affidabile
  8. Gli errori più comuni
  9. Il ruolo del monitoraggio energetico
  10. FAQ sulla CSRD e i dati energetici

Cos’è la CSRD e quali aziende coinvolge

La Corporate Sustainability Reporting Directive, o CSRD, disciplina la rendicontazione delle informazioni relative alla sostenibilità delle imprese.

L’obiettivo è permettere a investitori, istituzioni e altri stakeholder di comprendere sia gli impatti prodotti dall’azienda sulle persone e sull’ambiente, sia i rischi e le opportunità che le questioni ambientali e sociali possono generare sul business.

Le imprese soggette alla CSRD devono redigere la rendicontazione secondo gli European Sustainability Reporting Standards, gli ESRS.

Nel 2026, con il pacchetto Omnibus I, l’Unione europea ha ristretto il perimetro della CSRD alle imprese con più di 1.000 dipendenti e un fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro. La direttiva dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 19 marzo 2027. Per stabilire se una specifica azienda rientra nell’obbligo sarà quindi necessario verificare anche il recepimento nazionale, il perimetro del gruppo e le condizioni applicabili al singolo caso. Il Consiglio dell’Unione europea ha riepilogato qui le nuove soglie.

Anche gli ESRS sono stati rivisti. La Commissione europea ha adottato nel luglio 2026 una versione più breve e semplificata degli standard, riducendo di oltre il 60% i datapoint obbligatori. I nuovi standard si applicano agli esercizi finanziari che iniziano dal 1° gennaio 2027.

Perché i dati energetici restano importanti anche per le aziende fuori perimetro della CSRD

Essere fuori dal perimetro diretto della CSRD non significa che i dati di sostenibilità abbiano perso rilevanza.

Una piccola o media impresa può ricevere richieste da clienti, banche, investitori, partner commerciali o aziende capofiliera. Può inoltre aver bisogno di documentare le proprie performance ambientali per partecipare a gare, accedere a finanziamenti, qualificarsi come fornitore o rispondere a questionari ESG.

Il nuovo quadro europeo introduce un limite alle informazioni che le aziende soggette alla CSRD possono richiedere alle imprese della propria catena del valore con non più di 1.000 dipendenti. Queste imprese non sono obbligate ad adottare volontariamente uno standard di rendicontazione, ma possono utilizzarlo per rispondere in modo più ordinato alle richieste ricevute. La Commissione europea chiarisce qui il funzionamento del value chain cap.

Al di là degli obblighi, conoscere consumi ed emissioni permette di:

  • rispondere più rapidamente alle richieste di clienti e stakeholder;
  • individuare sprechi e anomalie;
  • misurare i risultati degli interventi di efficientamento;
  • valutare l’incidenza dell’energia sui costi;
  • impostare obiettivi ambientali credibili;
  • evitare dichiarazioni generiche o difficili da dimostrare;
  • prepararsi a future evoluzioni normative o di mercato.

La raccolta dei dati energetici non dovrebbe quindi nascere soltanto per compilare un report. Dovrebbe diventare parte della gestione ordinaria dell’impresa.

Quali informazioni energetiche richiedono gli ESRS

All’interno degli standard europei, il riferimento principale per energia ed emissioni è l’ESRS E1 dedicato al cambiamento climatico. Lo standard si applica quando il tema climatico risulta rilevante in base alla valutazione di materialità dell’impresa. In questo caso, tra le informazioni previste rientrano il consumo totale di energia, il mix energetico e le emissioni di gas serra.

La versione semplificata dell’ESRS E1 richiede di distinguere il consumo energetico delle attività proprie in:

  • energia proveniente da fonti fossili;
  • energia proveniente da fonti nucleari;
  • energia proveniente da fonti rinnovabili.

Per le imprese che operano in settori ad alto impatto climatico può essere necessaria una suddivisione più dettagliata dei consumi fossili, distinguendo carbone, prodotti petroliferi, gas naturale, altre fonti fossili ed energia acquistata proveniente da fonti fossili.

Quando l’azienda produce energia, deve inoltre distinguere la produzione rinnovabile da quella non rinnovabile. Sul fronte delle emissioni, lo standard prevede la rendicontazione delle emissioni lorde espresse in tonnellate di CO₂ equivalente e suddivise in:

  • Scope 1;
  • Scope 2, secondo il metodo location-based e market-based;
  • Scope 3, per le categorie significative.

L’ESRS E1 pubblicato da EFRAG specifica inoltre criteri di calcolo, confini di rendicontazione e modalità per evitare doppi conteggi. Questo non significa che tutte le aziende debbano raccogliere indiscriminatamente ogni dato possibile. La materialità, il settore, il perimetro aziendale e gli obblighi applicabili determinano quali informazioni devono essere effettivamente rendicontate.

I KPI energetici da organizzare

Per evitare una raccolta disordinata, conviene dividere gli indicatori in tre livelli: dati di base, KPI di performance e informazioni sulle emissioni.

Consumi energetici assoluti

Il primo dato da costruire è il consumo energetico complessivo, espresso in un’unità coerente come i megawattora.

Dovrebbero essere raccolti almeno:

  • energia elettrica acquistata;
  • gas naturale;
  • carburanti;
  • calore, vapore o raffrescamento acquistati;
  • energia autoprodotta;
  • energia ceduta alla rete;
  • altri combustibili utilizzati nei processi aziendali.

Ogni dato dovrebbe essere associato a un periodo, una sede, una fonte energetica e un documento o sistema di origine.

Mix energetico

Il consumo totale deve essere suddiviso in base alla provenienza dell’energia:

  • fonti fossili;
  • fonti rinnovabili;
  • fonti nucleari, quando applicabile.

Nel caso dell’energia elettrica acquistata, la qualificazione come rinnovabile deve essere sostenuta da strumenti contrattuali e documentali adeguati, come Garanzie d’Origine, tariffe verdi chiaramente definite o Power Purchase Agreement.

Consumo per sede, reparto o processo

Il totale aziendale è necessario, ma spesso non basta per capire dove intervenire.

Quando i dati sono disponibili, è utile ripartire i consumi per:

  • stabilimento;
  • sede;
  • punto vendita;
  • reparto;
  • linea produttiva;
  • impianto;
  • centro di costo.

Questa suddivisione permette di individuare le aree più energivore e verificare se un aumento dipende dalla crescita dell’attività, da un’anomalia o da una perdita di efficienza.

Intensità energetica

L’intensità energetica mette il consumo in relazione con un indicatore rappresentativo dell’attività svolta.

Può essere calcolata, per esempio, come:

  • kWh per unità prodotta;
  • kWh per ordine gestito;
  • kWh per ora di funzionamento;
  • kWh per metro quadrato;
  • kWh per coperto servito;
  • MWh per milione di euro di fatturato.

Non tutti questi indicatori costituiscono automaticamente un obbligo CSRD. Sono però essenziali per interpretare i consumi: un’azienda può consumare di più in termini assoluti e, nello stesso periodo, diventare più efficiente perché ha aumentato maggiormente la produzione.

Quota di energia rinnovabile

Un altro indicatore utile è la percentuale di energia rinnovabile sul consumo complessivo.

Per calcolarla correttamente occorre distinguere:

  • energia rinnovabile acquistata;
  • energia rinnovabile autoprodotta e consumata;
  • energia autoprodotta ma ceduta alla rete;
  • energia coperta da strumenti contrattuali verificabili.

La presenza di un impianto fotovoltaico, da sola, non indica quanta parte dei consumi aziendali sia stata effettivamente coperta da energia autoprodotta.

Scope 1, Scope 2 e Scope 3

I dati energetici alimentano direttamente il calcolo delle emissioni. Le emissioni Scope 1 derivano dalle fonti controllate direttamente dall’azienda, come combustibili utilizzati in caldaie, processi produttivi o veicoli aziendali.

Le emissioni Scope 2 derivano dall’energia acquistata e consumata, soprattutto elettricità, calore, vapore e raffrescamento. Devono essere analizzate con due prospettive:

  • location-based, collegata al mix energetico della rete;
  • market-based, collegata alle caratteristiche dell’energia acquistata e agli strumenti contrattuali utilizzati.

Le emissioni Scope 3 riguardano invece la catena del valore: acquisti, trasporti, viaggi di lavoro, beni strumentali, utilizzo e fine vita dei prodotti e altre categorie indirette rilevanti.

Come collegare consumi ed emissioni

Il dato di consumo e quello emissivo non sono la stessa cosa. Il consumo indica quanta energia è stata utilizzata. Le emissioni esprimono l’impatto climatico associato a quel consumo.

Per passare dall’uno all’altro è necessario applicare fattori di emissione coerenti con:

  • la fonte energetica;
  • il periodo di riferimento;
  • il Paese o l’area geografica;
  • il metodo di calcolo scelto;
  • gli strumenti contrattuali disponibili;
  • il perimetro organizzativo adottato.

Due aziende con lo stesso consumo elettrico possono quindi avere emissioni Scope 2 market-based differenti, per esempio perché acquistano energia con caratteristiche contrattuali diverse. Il dato location-based continuerà però a rappresentare il mix della rete nella quale operano.

Per rendere il calcolo verificabile è necessario conservare anche:

  • fattori di emissione utilizzati;
  • fonti dei fattori;
  • anno di riferimento;
  • formule applicate;
  • eventuali stime;
  • motivazioni delle approssimazioni;
  • variazioni rispetto agli esercizi precedenti.

Un numero privo di metodo e tracciabilità può essere difficile da controllare, aggiornare e difendere durante una verifica.

Da dove recuperare i dati

Nella maggior parte delle aziende, le informazioni necessarie esistono già. Il problema è che si trovano in sistemi diversi e vengono gestite da persone differenti.

Le principali fonti sono:

  • bollette di energia elettrica e gas;
  • portali dei fornitori;
  • letture dei contatori;
  • sistemi di monitoraggio;
  • dati di submetering;
  • fatture per carburanti e combustibili;
  • carte carburante;
  • registri della flotta aziendale;
  • dati degli impianti fotovoltaici;
  • Garanzie d’Origine e altri documenti contrattuali;
  • informazioni sulla produzione;
  • dati relativi a superfici, ore lavorate o unità prodotte;
  • documentazione di audit e diagnosi energetiche.

La bolletta rappresenta una fonte importante, ma raramente è sufficiente da sola. Fornisce il consumo fatturato del punto di fornitura, senza spiegare necessariamente quale reparto, impianto o processo lo abbia generato.

Come costruire un processo di raccolta affidabile

Definire il perimetro

Il primo passaggio è stabilire quali società, sedi, stabilimenti, punti di fornitura, veicoli e impianti rientrano nell’analisi.

Senza un perimetro stabile, i confronti tra anni diversi rischiano di essere fuorvianti.

Creare un inventario delle fonti

Per ogni dato bisogna identificare:

  • sistema di origine;
  • formato;
  • frequenza di aggiornamento;
  • responsabile;
  • unità di misura;
  • livello di affidabilità;
  • eventuali informazioni mancanti.

Questa mappa permette di capire subito dove il processo dipende ancora da operazioni manuali.

Uniformare unità e periodi

kWh, MWh, Smc, litri e tonnellate non possono essere sommati direttamente.

I dati devono essere convertiti attraverso criteri documentati e ricondotti allo stesso periodo di rendicontazione. Occorre inoltre gestire correttamente bollette a cavallo tra due mesi, conguagli, stime e letture rettificate.

Attribuire responsabilità precise

Amministrazione, facility management, produzione, acquisti e sostenibilità possono possedere parti diverse del dato.

Serve quindi un processo nel quale sia chiaro:

  • chi raccoglie;
  • chi valida;
  • chi approva;
  • chi aggiorna;
  • chi conserva la documentazione.

Conservare le evidenze

Ogni KPI dovrebbe poter essere ricostruito partendo dai documenti originari.

Bollette, esportazioni dai portali, certificati, fattori di emissione e formule devono essere archiviati in modo coerente. La tracciabilità è ciò che trasforma una stima interna in un dato utilizzabile nella rendicontazione.

Monitorare durante l’anno

Raccogliere tutto alla fine dell’esercizio aumenta errori, tempi e informazioni mancanti.

Un controllo mensile o trimestrale consente di intercettare anomalie, verificare l’andamento dei KPI e correggere eventuali problemi prima della chiusura del report.

Gli errori più comuni

Il primo errore è iniziare dal modello del report invece che dalle fonti. Compilare una tabella senza avere definito origine, perimetro e metodo produce dati fragili.

Il secondo è confondere il costo con il consumo. La spesa energetica può aumentare anche a consumi stabili e diminuire mentre l’azienda utilizza più energia. Euro, kWh ed emissioni descrivono fenomeni differenti.

Il terzo è utilizzare soltanto il totale annuale. Un unico numero non permette di individuare stagionalità, picchi, anomalie o inefficienze localizzate.

Il quarto è mescolare dati reali e stimati senza distinguerli. Le stime possono essere necessarie, ma devono essere riconoscibili e accompagnate dal metodo utilizzato.

Il quinto è cambiare perimetro o fattori di calcolo senza documentarlo. Il confronto con gli anni precedenti perde attendibilità se le regole cambiano silenziosamente.

Il sesto è presentare l’energia acquistata come “a emissioni zero” senza chiarire metodo, confini e strumenti contrattuali. Le emissioni Scope 2 location-based e market-based rispondono a logiche diverse e devono essere trattate separatamente.

Il ruolo del monitoraggio energetico

Un sistema di monitoraggio permette di passare da una raccolta retrospettiva a una gestione continuativa.

Attraverso dati più frequenti e dettagliati, l’azienda può:

  • controllare l’andamento dei consumi;
  • confrontare sedi e reparti;
  • individuare picchi o assorbimenti anomali;
  • misurare l’effetto degli interventi;
  • costruire KPI aggiornati;
  • ridurre il ricorso a stime;
  • preparare più facilmente i dati necessari alla rendicontazione.

Il monitoraggio non sostituisce la valutazione normativa, il calcolo delle emissioni o il lavoro dei professionisti incaricati della rendicontazione. Può però rendere più solida la componente energetica del processo, fornendo dati leggibili, storicizzati e coerenti.

Con Green Me, Ermes Gas & Power aiuta le imprese a monitorare i consumi, individuare anomalie e leggere l’energia in relazione alle attività aziendali. Un supporto utile per trasformare i dati di fornitura in informazioni utilizzabili nelle decisioni operative e nei percorsi di sostenibilità.

FAQ sulla CSRD e i dati energetici

La CSRD riguarda tutte le aziende?

No. Il quadro europeo approvato nel 2026 restringe il perimetro alle imprese con più di 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di fatturato netto annuo. Per verificare il singolo caso occorre considerare anche il recepimento nazionale, la struttura del gruppo e le condizioni applicabili.

Un’azienda fuori dalla CSRD deve comunque raccogliere dati energetici?

Non necessariamente per un obbligo diretto derivante dalla CSRD. Può però ricevere richieste da clienti, banche, investitori o partner commerciali e può scegliere di utilizzare lo standard volontario europeo. Monitorare questi dati resta inoltre utile per controllare costi, efficienza e obiettivi ambientali.

Quali sono i principali dati energetici da raccogliere?

Consumi di elettricità, gas e combustibili, energia autoprodotta, provenienza dell’energia, suddivisione per sede o processo, emissioni Scope 1 e Scope 2 e, quando rilevanti, informazioni utili allo Scope 3.

Le bollette sono sufficienti?

Sono un buon punto di partenza, ma non sempre bastano. Per analisi più precise possono servire letture dei contatori, dati degli impianti, informazioni sulla produzione, consumi dei veicoli e sistemi di submetering.

Qual è la differenza tra Scope 1 e Scope 2?

Lo Scope 1 comprende le emissioni dirette generate da fonti controllate dall’azienda. Lo Scope 2 riguarda le emissioni indirette associate all’energia acquistata e consumata.

Acquistare energia rinnovabile azzera lo Scope 2?

Non automaticamente. Gli strumenti contrattuali possono incidere sul calcolo market-based, mentre il dato location-based continua a riflettere il mix della rete. Provenienza dell’energia, metodo ed evidenze devono essere indicati con precisione.

Ogni azienda deve utilizzare gli stessi KPI?

No. I dati di base devono essere coerenti con gli standard applicabili, mentre gli indicatori gestionali devono riflettere il settore e il modello operativo dell’impresa. Per un’industria può essere utile il consumo per unità prodotta; per un’attività commerciale, il consumo per metro quadrato o punto vendita.

Conclusione sulla CSRD e i dati energetici

La parte più complessa della CSRD non è inserire un numero dentro un report. È costruire un processo che permetta di risalire dall’indicatore alla fonte, verificare il metodo e aggiornare il dato nel tempo.

Per riuscirci servono un perimetro chiaro, responsabilità definite, unità di misura coerenti, documentazione verificabile e una raccolta distribuita durante l’anno.

Anche dopo la riduzione del perimetro della CSRD, consumi, mix energetico ed emissioni rimangono informazioni decisive per leggere la performance ambientale di un’azienda e rispondere alle richieste del mercato.

Ermes Gas & Power può supportare le imprese nella lettura e nel monitoraggio dei consumi, aiutandole a costruire una base energetica più ordinata e affidabile. Perché una rendicontazione credibile comincia molto prima del report: comincia dalla qualità dei dati.