I KPI energetici da organizzare
Per evitare una raccolta disordinata, conviene dividere gli indicatori in tre livelli: dati di base, KPI di performance e informazioni sulle emissioni.
Consumi energetici assoluti
Il primo dato da costruire è il consumo energetico complessivo, espresso in un’unità coerente come i megawattora.
Dovrebbero essere raccolti almeno:
- energia elettrica acquistata;
- gas naturale;
- carburanti;
- calore, vapore o raffrescamento acquistati;
- energia autoprodotta;
- energia ceduta alla rete;
- altri combustibili utilizzati nei processi aziendali.
Ogni dato dovrebbe essere associato a un periodo, una sede, una fonte energetica e un documento o sistema di origine.
Mix energetico
Il consumo totale deve essere suddiviso in base alla provenienza dell’energia:
- fonti fossili;
- fonti rinnovabili;
- fonti nucleari, quando applicabile.
Nel caso dell’energia elettrica acquistata, la qualificazione come rinnovabile deve essere sostenuta da strumenti contrattuali e documentali adeguati, come Garanzie d’Origine, tariffe verdi chiaramente definite o Power Purchase Agreement.
Consumo per sede, reparto o processo
Il totale aziendale è necessario, ma spesso non basta per capire dove intervenire.
Quando i dati sono disponibili, è utile ripartire i consumi per:
- stabilimento;
- sede;
- punto vendita;
- reparto;
- linea produttiva;
- impianto;
- centro di costo.
Questa suddivisione permette di individuare le aree più energivore e verificare se un aumento dipende dalla crescita dell’attività, da un’anomalia o da una perdita di efficienza.
Intensità energetica
L’intensità energetica mette il consumo in relazione con un indicatore rappresentativo dell’attività svolta.
Può essere calcolata, per esempio, come:
- kWh per unità prodotta;
- kWh per ordine gestito;
- kWh per ora di funzionamento;
- kWh per metro quadrato;
- kWh per coperto servito;
- MWh per milione di euro di fatturato.
Non tutti questi indicatori costituiscono automaticamente un obbligo CSRD. Sono però essenziali per interpretare i consumi: un’azienda può consumare di più in termini assoluti e, nello stesso periodo, diventare più efficiente perché ha aumentato maggiormente la produzione.
Quota di energia rinnovabile
Un altro indicatore utile è la percentuale di energia rinnovabile sul consumo complessivo.
Per calcolarla correttamente occorre distinguere:
- energia rinnovabile acquistata;
- energia rinnovabile autoprodotta e consumata;
- energia autoprodotta ma ceduta alla rete;
- energia coperta da strumenti contrattuali verificabili.
La presenza di un impianto fotovoltaico, da sola, non indica quanta parte dei consumi aziendali sia stata effettivamente coperta da energia autoprodotta.
Scope 1, Scope 2 e Scope 3
I dati energetici alimentano direttamente il calcolo delle emissioni. Le emissioni Scope 1 derivano dalle fonti controllate direttamente dall’azienda, come combustibili utilizzati in caldaie, processi produttivi o veicoli aziendali.
Le emissioni Scope 2 derivano dall’energia acquistata e consumata, soprattutto elettricità, calore, vapore e raffrescamento. Devono essere analizzate con due prospettive:
- location-based, collegata al mix energetico della rete;
- market-based, collegata alle caratteristiche dell’energia acquistata e agli strumenti contrattuali utilizzati.
Le emissioni Scope 3 riguardano invece la catena del valore: acquisti, trasporti, viaggi di lavoro, beni strumentali, utilizzo e fine vita dei prodotti e altre categorie indirette rilevanti.