Scope 2: come ridurlo e comunicarlo senza greenwashing


Quando un’azienda acquista energia elettrica, calore, vapore o raffrescamento, le emissioni generate per produrre quell’energia non avvengono direttamente all’interno dei suoi stabilimenti o uffici. Entrano però comunque nel suo inventario climatico: sono le emissioni Scope 2.

Per molte imprese, soprattutto quelle che utilizzano molta energia elettrica, lo Scope 2 rappresenta una parte importante dell’impronta climatica. Misurarlo correttamente permette di capire quanto incidono i consumi energetici sulle emissioni aziendali, individuare le azioni più efficaci per ridurle e comunicare i risultati con maggiore trasparenza.

Il passaggio più delicato riguarda proprio quest’ultimo punto. Acquistare energia rinnovabile certificata può modificare il modo in cui vengono contabilizzate le emissioni secondo il metodo market-based, ma non equivale automaticamente a poter affermare che l’azienda “non genera emissioni” o che il suo consumo elettrico non abbia alcun impatto.

In questo articolo vediamo cos’è lo Scope 2, come si calcola, qual è la differenza tra location-based e market-based, quali interventi possono ridurlo e come comunicare i risultati evitando semplificazioni e greenwashing.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è lo Scope 2
  2. Qual è la differenza tra Scope 1, Scope 2 e Scope 3
  3. Come si calcolano le emissioni Scope 2
  4. Location-based e market-based: qual è la differenza
  5. Come ridurlo concretamente
  6. Che ruolo ha l’energia rinnovabile certificata
  7. Perché ridurre i consumi resta fondamentale
  8. Come comunicare lo Scope 2 senza greenwashing
  9. Gli errori più comuni nella gestione dello Scope 2
  10. FAQ: domande frequenti

Cos’è lo Scope 2

Lo Scope 2 comprende le emissioni indirette di gas serra associate alla produzione dell’energia acquistata o acquisita e consumata dall’azienda.

Il caso più comune è l’energia elettrica. Un’impresa utilizza elettricità nei propri uffici, stabilimenti o punti vendita, ma le emissioni legate alla sua produzione avvengono generalmente presso gli impianti che generano quell’energia. Proprio per questo vengono definite emissioni indirette.

Lo Scope 2 può riguardare anche altre forme di energia acquistata, come vapore, calore o raffrescamento. Per un’impresa, misurare questa componente permette quindi di mettere in relazione i propri consumi energetici con il relativo impatto climatico.

Qual è la differenza tra Scope 1, Scope 2 e Scope 3

Per capire lo Scope 2 è utile collocarlo all’interno della classificazione più ampia delle emissioni aziendali.

Lo Scope 1 comprende le emissioni dirette generate da fonti possedute o controllate dall’azienda. Possono rientrare, per esempio, la combustione di gas in una caldaia aziendale o il carburante utilizzato da una flotta di proprietà.

Lo Scope 2 riguarda invece le emissioni indirette legate alla produzione dell’energia acquistata e consumata dall’impresa.

Lo Scope 3 comprende le altre emissioni indirette lungo la catena del valore: acquisti, fornitori, trasporti, viaggi di lavoro, utilizzo dei prodotti venduti, gestione del fine vita e molte altre categorie.

La distinzione è importante perché ogni Scope richiede dati, strumenti e strategie di riduzione differenti.

Nel caso dello Scope 2, il punto di partenza è principalmente uno: conoscere bene i consumi energetici dell’azienda e l’origine dell’energia acquistata.

Come si calcolano le emissioni Scope 2

La logica di base è relativamente semplice: bisogna conoscere quanta energia viene consumata e applicare un fattore di emissione coerente con il metodo di contabilizzazione utilizzato.

In forma semplificata:

consumo energetico × fattore di emissione = emissioni Scope 2

Se, per esempio, l’azienda analizza il consumo elettrico annuale, dovrà partire dai kWh utilizzati nel periodo e associarli al fattore di emissione pertinente.

La difficoltà non sta quindi tanto nella formula quanto nella qualità dei dati.

Per costruire un calcolo affidabile è necessario definire:

  • il perimetro dell’azienda considerato;
  • i POD e le sedi da includere;
  • il periodo di riferimento;
  • i consumi effettivi;
  • eventuali stime utilizzate;
  • il fattore di emissione corretto;
  • il metodo di contabilizzazione adottato;
  • la documentazione relativa all’energia acquistata.

Un’azienda con più sedi dovrebbe inoltre evitare di trattare tutto come un unico dato indistinto se dispone di informazioni sufficienti per una lettura più precisa.

Location-based e market-based: qual è la differenza

Uno dei concetti più importanti per comprendere lo Scope 2 è la distinzione tra location-based e market-based.

Metodo location-based

Il metodo location-based considera l’intensità emissiva media dell’elettricità delle reti nelle aree geografiche in cui l’azienda consuma energia.

In sostanza, risponde alla domanda: quali emissioni sono associate mediamente all’elettricità della rete da cui sto prelevando energia?

Questo dato dipende quindi dal mix di produzione elettrica del territorio e non dalla specifica offerta commerciale sottoscritta dall’azienda.

Metodo market-based

Il metodo market-based tiene invece conto delle caratteristiche dell’energia che l’azienda ha acquistato attraverso specifici strumenti contrattuali e di tracciabilità, quando questi rispettano i criteri previsti per la contabilizzazione.

La domanda diventa: quali emissioni sono associate alle scelte di approvvigionamento energetico che l’azienda può documentare?

È qui che possono assumere rilevanza, per esempio, le Garanzie d’Origine e altri strumenti utilizzati per attestare determinate caratteristiche dell’energia acquistata.

I due risultati raccontano quindi aspetti diversi della stessa realtà e non devono essere confusi.

Come ridurlo concretamente

Ridurre lo Scope 2 non dovrebbe partire dalla comunicazione, ma dalla gestione dell’energia. Ci sono diverse strade possibili e spesso la strategia più efficace combina più interventi.

Ridurre i consumi

La prima azione è consumare meno energia a parità di attività svolta.

Efficienza degli impianti HVAC, illuminazione, macchinari, automazione, corretta programmazione, manutenzione e riduzione dei consumi fuori orario possono diminuire il fabbisogno energetico e, di conseguenza, l’impatto associato.

Monitorare dove e quando si consuma

La bolletta mostra quanto è stato consumato nel periodo, ma spesso non basta a capire dove nasce il consumo.

Monitoraggio e submetering possono aiutare a individuare reparti, sedi, macchinari e fasce orarie maggiormente energivori.

Una volta individuati i punti critici, diventa più semplice stabilire le priorità di intervento.

Produrre energia rinnovabile

L’autoproduzione, per esempio attraverso un impianto fotovoltaico, può ridurre la quantità di energia prelevata dalla rete e modificare il profilo energetico dell’impresa.

La convenienza va però valutata sulla base dei consumi reali, del livello di autoconsumo, degli spazi disponibili e delle caratteristiche dell’investimento.

Scegliere energia rinnovabile certificata

Un’altra possibilità riguarda l’approvvigionamento di energia elettrica accompagnata da strumenti di certificazione e tracciabilità coerenti con i criteri utilizzati nella contabilizzazione market-based.

La scelta deve però essere documentata e comunicata correttamente.

Che ruolo ha l’energia rinnovabile certificata

Questo è uno dei punti su cui è più facile creare confusione.

Acquistare energia rinnovabile certificata permette all’azienda di documentare determinate caratteristiche dell’energia acquistata attraverso strumenti riconosciuti, come le Garanzie d’Origine.

Questi strumenti hanno un ruolo importante nella contabilizzazione market-based dello Scope 2. Ma bisogna distinguere due concetti.

Il primo riguarda la contabilizzazione delle emissioni: gli strumenti contrattuali e di tracciabilità possono incidere sul valore Scope 2 calcolato secondo il metodo market-based.

Il secondo riguarda ciò che avviene fisicamente sulla rete elettrica: l’elettricità immessa in rete proviene contemporaneamente da diverse fonti e non è possibile seguire fisicamente gli elettroni dalla singola centrale fino alla singola presa aziendale.

Per questo comunicazioni come “la nostra azienda non produce emissioni perché utilizza energia verde” rischiano di essere fuorvianti. Una formulazione più precisa è spiegare che l’impresa acquista energia elettrica da fonti rinnovabili certificata attraverso Garanzie d’Origine, specificando il perimetro a cui l’affermazione si riferisce.

Perché ridurre i consumi resta fondamentale

La possibilità di utilizzare energia rinnovabile certificata non rende meno importante l’efficienza energetica.

Al contrario, una strategia climatica più solida combina approvvigionamento e riduzione dei consumi.

Se un’azienda continua a consumare energia inutilmente, acquistare energia certificata non risolve il problema dell’inefficienza.

Ridurre i consumi può invece produrre benefici su più livelli:

  • diminuisce il fabbisogno energetico;
  • riduce i costi;
  • limita gli sprechi;
  • migliora l’efficienza dei processi;
  • riduce l’esposizione alle oscillazioni del mercato;
  • rende più credibile la strategia ambientale.

Per questo il percorso dovrebbe partire dai dati: capire quanto si consuma, dove si consuma e quali attività generano il maggiore fabbisogno.

Strumenti di monitoraggio come Green Me possono aiutare le aziende a costruire questa base informativa e a seguire l’andamento dei consumi nel tempo.

Come comunicare lo Scope 2 senza greenwashing

Calcolare correttamente le emissioni è solo metà del lavoro. L’altra metà consiste nel comunicarle in modo preciso. Il primo principio è evitare affermazioni assolute.

Espressioni come:

“siamo a emissioni zero”

“la nostra attività non genera CO₂”

“utilizziamo energia a impatto zero”

possono risultare troppo generiche se non viene spiegato esattamente cosa è stato misurato e su quale perimetro. Meglio utilizzare formulazioni circostanziate.

Per esempio, un’azienda può indicare:

  • quali emissioni sta considerando;
  • quale periodo viene analizzato;
  • se il dato Scope 2 è location-based o market-based;
  • quali strumenti sono stati utilizzati per l’approvvigionamento rinnovabile;
  • quali consumi sono inclusi nel calcolo;
  • quali riduzioni derivano da efficienza e quali dalle scelte di approvvigionamento.

La trasparenza rende la comunicazione più credibile.

Dire come è stato ottenuto un risultato è spesso più importante che utilizzare il claim più forte possibile.

Gli errori più comuni nella gestione dello Scope 2

Il primo errore è confondere Scope 2 e consumo energetico. Sono collegati, ma non sono la stessa cosa: il consumo viene espresso in unità di energia, mentre lo Scope 2 misura le emissioni associate alla produzione dell’energia acquistata.

Il secondo errore è utilizzare solo il totale della bolletta. Per calcolare le emissioni servono dati sui consumi, non semplicemente sulla spesa sostenuta.

Il terzo errore è confondere location-based e market-based. I due metodi rispondono a logiche differenti e vanno presentati in modo distinto.

Il quarto errore è considerare l’acquisto di energia rinnovabile certificata come sostituto dell’efficienza energetica. Ridurre gli sprechi continua a essere essenziale.

Il quinto errore è utilizzare claim ambientali troppo ampi rispetto ai dati realmente disponibili.

Un buon inventario delle emissioni dovrebbe permettere a chi legge di capire cosa è stato misurato, con quale metodologia e quali azioni hanno prodotto il risultato comunicato.

FAQ: domande frequenti

Cosa comprende lo Scope 2?

Comprende le emissioni indirette associate alla generazione di elettricità, vapore, calore e raffrescamento acquistati o acquisiti e consumati dall’azienda.

Lo Scope 2 riguarda solo l’energia elettrica?

No. L’elettricità è il caso più comune, ma lo Scope 2 può includere anche altre forme di energia acquistata, come calore, vapore e raffrescamento.

Qual è la differenza tra Scope 1 e Scope 2?

Lo Scope 1 riguarda le emissioni dirette generate da fonti controllate dall’azienda. Lo Scope 2 riguarda invece le emissioni indirette derivanti dalla produzione dell’energia acquistata e consumata.

Cosa cambia tra location-based e market-based?

Il location-based utilizza informazioni relative all’intensità emissiva media della rete nell’area in cui avviene il consumo. Il market-based considera invece, quando disponibili e conformi ai requisiti previsti, le caratteristiche dell’energia acquistata attraverso specifici strumenti contrattuali.

Le Garanzie d’Origine azzerano lo Scope 2?

La risposta richiede precisione. Le Garanzie d’Origine possono essere utilizzate, nel rispetto dei criteri applicabili, nella contabilizzazione market-based dell’energia acquistata da fonti rinnovabili. Questo non significa però che scompaia l’impatto fisico del sistema elettrico o che l’intera attività aziendale possa essere automaticamente definita “a emissioni zero”.

Come può un’azienda ridurre lo Scope 2?

Può lavorare sull’efficienza energetica, ridurre i consumi inutili, migliorare impianti e processi, aumentare l’autoproduzione rinnovabile e valutare modalità di approvvigionamento energetico coerenti con i propri obiettivi climatici.

Perché bisogna comunicare sia location-based sia market-based?

Perché le due metriche offrono informazioni differenti: una descrive il contesto della rete elettrica in cui avviene il consumo, l’altra considera le scelte di approvvigionamento documentabili dell’azienda. Leggerle insieme offre una rappresentazione più completa.

Conclusione

Lo Scope 2 permette alle aziende di capire quanto i propri consumi energetici incidono sull’inventario delle emissioni e offre una base concreta per costruire una strategia di riduzione.

Il percorso parte dalla qualità dei dati: conoscere i consumi, definire correttamente il perimetro, distinguere tra location-based e market-based e documentare le scelte di approvvigionamento.

Poi arrivano le azioni: ridurre gli sprechi, aumentare l’efficienza, monitorare i consumi, valutare l’autoproduzione e scegliere energia rinnovabile certificata.

Infine arriva la comunicazione. E qui la precisione conta quanto il risultato: dichiarare esattamente ciò che è stato misurato e ottenuto rende la sostenibilità più credibile e riduce il rischio di greenwashing.

Ermes Gas & Power affianca le aziende nella gestione dell’energia attraverso fornitura di energia elettrica 100% rinnovabile da Garanzie di Origine “GO”, consulenza e strumenti di monitoraggio come Green Me. Una base concreta per conoscere meglio i propri consumi e integrare le scelte energetiche dentro un percorso di efficienza e sostenibilità più strutturato.